L'altroieri ero intento nella lettura de La Tempesta di Shakespeare (The Tempest, 1610-11) quando, a un certo punto, m'imbatto nel termine "stockfish". Illuminazione istantanea: "stoccafisso" deve venire da qui!
(a parte) Quando sento o vedo parole straniere incredibilmente simili all'italiano mi capitano di queste illuminazioni. Sarà per questo che mi danno del fulminato.
La mia reazione è stata quella di lanciare subito una ricerca in Google, passando per Treccani, Oxford Dictionaries, Wiktionary e WordReference, fino ad arrivare a diversi articoli che trattano l'argomento "stoccafisso" da diversi punti di vista: ultima in ordine di tempo, Stefania Elena Carnemolla appena dieci giorni fa.
Sia in inglese che in italiano si tratta di una modalità di conservazione del merluzzo nordico (detto anche "bianco" o "artico"), la cui denominazione scientifica è Gadus morhua. Sembra che entrambi i termini condividano l'origine dal medio olandese "stocvisch", letteralmente "pesce (visch) bastone (stoc)", che può riferirsi tanto alla forma di queste creature quanto ad una loro modalità di essiccazione, la quale prevede che siano appese a un grande bastone, come accade da secoli nelle Isole Lofoten, in Norvegia, da cui viene esportato anche in Italia lo stoccafisso più pregiato.
Perché un termine medio-olandese dovrebbe descrivere un prodotto norvegese? L'etimologia non è, come noto, una scienza esatta, e l'incertezza cresce man mano che si va a ritroso nel tempo. Wikipedia cita come possibile origine alternativa, senza fonti, il norvegese "stokkfisk": bene, da Store Norske Leksikon apprendiamo che si tratta di un'alternativa a "tørrfisk", termine con cui si designa oggi lo stoccafisso in norvegese (sia bokmål che nynorsk), benché non si rintraccino informazioni circa la sua prima attestazione. Wikipedia, ancora senza fonti, riporta come ulteriore possibilità la città norvegese di Stokke, che dalle Isole Lofoten di cui sopra dista 3 ore e mezza di aereo, ma da cui, in poco più di un'ora di auto, si arriva a Oslo. E si arriva anche al bello.
Oslo era una delle città norvegesi in cui erano maggiormente vivaci gli scambi commerciali della Lega Anseatica. L'altra era Bergen, dove troviamo ancora oggi un quartiere, Bryggen, chiamato anche Tyskebryggen, ossia "approdo dei tedeschi", in quanto sede degli scambi di cui sopra, riguardanti nello specifico cereali e... stoccafisso. Della Lega Anseatica facevano parte città tedesche ma non solo, da cui l'adozione di una lingua franca, il basso tedesco, citato da Oxford Dictionaries come altra lingua in cui si rinviene "stocvisch"!
La mia ipotesi è dunque questa (ho quasi finito, promesso). Un termine norvegese "stokkfisk*" potrebbe essere entrato nel basso tedesco, adattato in "stocvisch" e da qui si sarebbe poi diffuso ad altre lingue, come l'inglese "stockfish" e l'italiano "stoccafisso": Cornelius Walford, nel 1881, citava Londra, Livorno, Messina e Napoli come affiliate a vario titolo alla Lega Anseatica. Peraltro, uno dei piatti principali della cucina messinese è il "piscistoccu", lo stoccafisso, che si ritiene sia stato importato dai normanni in seguito alla conquista dell'isola partita proprio da questa città nel 1061: tale data deve dunque far supporre che "stokkfisk*", più che norvegese, sia norreno.
È infine possibile che si debba il termine "stoccafisso" a Pietro Querini, un mercante veneziano che nel gennaio 1432 naufragò a Røst, nelle Isole Lofoten, per riuscire a tornare in patria nell'autunno dello stesso anno, non prima di essere passato per Bergen, Oslo e Londra (storia divenuta, tra l'altro, un'opera lirica di discreto rilievo nazionale e internazionale). La causa del naufragio? Una tempesta!
Oslo era una delle città norvegesi in cui erano maggiormente vivaci gli scambi commerciali della Lega Anseatica. L'altra era Bergen, dove troviamo ancora oggi un quartiere, Bryggen, chiamato anche Tyskebryggen, ossia "approdo dei tedeschi", in quanto sede degli scambi di cui sopra, riguardanti nello specifico cereali e... stoccafisso. Della Lega Anseatica facevano parte città tedesche ma non solo, da cui l'adozione di una lingua franca, il basso tedesco, citato da Oxford Dictionaries come altra lingua in cui si rinviene "stocvisch"!
La mia ipotesi è dunque questa (ho quasi finito, promesso). Un termine norvegese "stokkfisk*" potrebbe essere entrato nel basso tedesco, adattato in "stocvisch" e da qui si sarebbe poi diffuso ad altre lingue, come l'inglese "stockfish" e l'italiano "stoccafisso": Cornelius Walford, nel 1881, citava Londra, Livorno, Messina e Napoli come affiliate a vario titolo alla Lega Anseatica. Peraltro, uno dei piatti principali della cucina messinese è il "piscistoccu", lo stoccafisso, che si ritiene sia stato importato dai normanni in seguito alla conquista dell'isola partita proprio da questa città nel 1061: tale data deve dunque far supporre che "stokkfisk*", più che norvegese, sia norreno.
È infine possibile che si debba il termine "stoccafisso" a Pietro Querini, un mercante veneziano che nel gennaio 1432 naufragò a Røst, nelle Isole Lofoten, per riuscire a tornare in patria nell'autunno dello stesso anno, non prima di essere passato per Bergen, Oslo e Londra (storia divenuta, tra l'altro, un'opera lirica di discreto rilievo nazionale e internazionale). La causa del naufragio? Una tempesta!
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